Focus On Kyrgios: La Nuova Stella Del Tennis Mondiale

Da 843 al mondo ai quarti di Wimbledon in meno di 2 anni. Ecco chi è il ragazzo che ha sconfitto il numero 1 Rafa Nadal: scopriamo la carriera del 19 australiano che, nel torneo più prestigioso – e rivoluzionario – al mondo prova a sfondare nell’elite del tennis.

kyrgios

“Benvenuto Nick Kyrgios, la stavamo aspettando”. Se chi ai piani alti del tennis mondiale non dovesse attenersi al rigido protocollo del politically correct, sarebbe probabilmente con questa frase che avrebbe accolto il giovane 19enne australiano al termine del match vinto contro Rafael Nadal.

Wimbledon, come uno di quei grandi festival musicali che tanto successo hanno in Gran Bretagna, conferma la sua natura di manifestazione assolutamente rivoluzionaria. Non fatevi ingannare dal rigido protocollo, dal bianco, dalle fragole, dallo champagne, dal never on Sunday o dal Royal Box; non c’è nulla di piùsconvolgente, frizzante e anarchico nella storia del tennis che l’appuntamento tra fine giugno e inizio luglio sui prati di Church Road.

Qui sono esplosi i grandi del tennis mondiale, e per quanto possa citare la piuttosto risicata memoria storica del sottoscritto, sono in qualche modo nati tutti i più grandi degli ultimi 15 anni. Qui a 17 anni ha vinto il suo primo titolo slam Maria Sharapova. Qui è esplosa definitivamente Serena Williams. Qui abbiamo assistito al passaggio di consegne tra Pete Sampras e Roger Federer, ma al tempo stesso abbiamo anche guardato con ammirazione e incredulità a ciò che non pensavamo fosse possibile: Rafael Nadal sconfiggere re Federer nel suo giardino. E poi abbiamo visto una Wild Card vincere il torneo – 2001, Goran Ivanisevic – e una perfetta outsider portare via un titolo talmente incredibile da consegnarla dritta-dritta alla pensione, il tutto nell’anno in cui un britannico riscriveva la storia: Marion Bartoli e Andy Murray.

Insomma, dietro l’etichetta snob e conservatrice del suo establishment i prati di Wimbledon sono quanto di più rivoluzionario ci sia nel tennis. E non è un caso che i tentativi più recenti di ingresso forzato nell’elite della racchetta da parte di baldi giovani si siano registrati proprio in quel di Londra. Nel 2011 fu Bernand Tomic con i suoi quarti di finale a provare a sfondare l’egemonia dei Fab. Lo scorso anno invece fu Jerzy Janowicz a far tremare Murray con la sua semifinale-record.

Non è per nulla un caso quindi se proprio qui Nick Kyrgios abbia deciso di presentarsi ufficialmente agli occhi del mondo. Un nome noto a chi del tennis ne fa passione o professione; un perfetto sconosciuto – fino a ieri sera – per chi l’occhio al fiore non lo dà finché non è sbocciato.

La fragranza però adesso è nell’aria e il teenager che tutti stavano aspettando – ATP in primis – sembra essere finalmente arrivato. E viene dal Paese di Ken Rosewalll, Rod Laver, Pat Cash, John Newcombe, Pat Rafter e Lleyoton Hewitt. Come vuole la tradizione recente della Terra dei Canguri di australiano c’è ovviamente anche il mix: papà greco, mamma malese, e quei 193 centimetri di altezza che sono il biglietto da visita giusto per chi nel tennis moderno vuole davvero far strada.

Sì perché Nick Kyrgios è principalmente questa cosa: servizio devastante, dritto violento, rovescio efficace e poca, pochissima paura. La stessa che personalmente avevo già potutonon-notare in quel gennaio 2013, quando nella semifinale Junior dell’Australian Open prese a pallate il nostro Filippo Baldi; e che poi non-replicò anche in finale contro l’altra speranza greca d’Australia, Thanasi Kokkinakis (con cui oggi gioca il doppio).

In due anni però di strada Kyrgios ne ha fatta. E parecchia. Figura ormai fissa della squadra di Coppa Davis di capitan Rafter, il giovane Nick ha abbandonato da tempo il posto di numero 1 della classifica Junior scalando con rapidità anche quella dei professionisti. Prima d’imbattersi in questo Wimbledon con la wild card concessa dai (soliti) saggi organizzatori, prima di annullare 9 match point al numero 14 al mondo Richard Gasquet, prima di far fuori l’altro giovane promettente Jiri Vesely e prima di piazzare 37 aces e 70 vincenti a Rafa Nadal, Nick Kyrgios era già il numero 144 della classifica ATP. Non male – in questo tennis – per un 19enne.

Per il computer l’australiano è invece già questa mattina numero 66, che potrebbe addirittura diventare 35 nel caso Kyrgios dovesse riuscire a far fuori l’altro nome che tutti attendono da tempo – ma con ormai ben rodato background d’esperienza: Milos Raonic.

Curiosità stuzzicanti ma che non sono comunque il vero fulcro della discussione. Gli interrogativi principali sono infatti altri. Riuscirà l’impetuosità del suo tennis a portarlo ancora più avanti? Riuscirà la lucida convinzione di poter battere chiunque a resistere alla pressione? Ma soprattutto: riuscirà Kyrgios laddove Tomic – metro di paragone per passaporto e caratteristiche – e Janowicz sembrano aver fallito, ovvero dare continuità a loro stessi nel lungo periodo?

Simon Rea, uomo di Tennis Australia e suo allenatore, rispetto a papà Tomic ha avuto un piano ben solido per portarlo da numero 843 al mondo ai quarti di finale di Wimbledon alla prima partecipazione in carriera (e per giunta in un arco temporale inferiore ai 2 anni): “Etica del lavoro. Testa bassa. Rimanere umili. Piedi per terra. Disciplina negli allenamenti. Professionalità”. Questo il cocktail somministrato al giovane Kyrgios che però, proprio al termine di Wimbledon, si separerà da Rea – che lavora a Melbourne – per tornare a Canberra, sua città natale.

Una scelta rischiosa per chi non è nemmeno al secondo anno da professionista ma che conferma in fondo quanto Kyrgios sembri aver già le idee chiare. “Gioco per diventare il numero 1 al mondo” ha detto dopo il successo su Gasquet. E d’altra parte anche l’hashtag scelto su Twitter per incrementare i suoi followers sembra essere partorito da una mente che sa dove vuole arrivare: #NKrising. Benvenuto Nick Kyrgios, ti stavamo aspettando.

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