Mondiale 2014: Tutti i Vincoli Imposti Dagli Sponsor

Al Mondiale del Brasile la FIFA ha vietato che i giocatori accedano agli stadi e alle conferenze stampa con le cuffie Beats. È un problema di sponsor. Sponsor che nel mondo dello sport spesso hanno fatto pesare la loro presenza.

calendario mondiali brasile 2014

Chi segue il calcio le avrà viste mille volte, quando i giocatori scendono dal pullman della squadra per entrare allo stadio. Le cuffie Beats sono quasi un “must” per le stelle del pallone. Tanto che la società di Santa Monica ha realizzato uno spot di 5 minuti che vede come protagonisti Neymar, “Chicharito” Hernandez, Luis Suarez, Robin Van Persie e Mario Gotze.

Però ai Mondiali del Brasile sono un problema. Principalmente perché lo sponsor ufficiale della manifestazione, per quanto riguarda l’audio e l’elettronica in generale è un altro, da qui il divieto da parte della FIFA che i giocatori entrino allo stadio o si presentino in sala stampa con le tanto famigerate cuffie Beats.

Divieti che fanno sorridere, nel mondo dello sport e degli sponsor, non sono certo una novità. Alle ultime Olimpiadi di Londra 2012, McDonald’s, sponsor per quanto riguardava la ristorazione, ha richiesto, e ottenuto, il divieto di vendere patatine fritte per tutti gli altri ristoranti nelle vicinanze del villaggio Olimpico.

Ma le Olimpiadi inglesi non scherzavano affatto nemmeno sui divieti imposti agli atleti. Nel decalogo imposto a chi aveva accesso al villaggio Olimpico era impedito di portare: cappelli troppo grandi; elevate quantità di cibo; palline, freesbee o altri oggetti che potessero usarsi come proiettili; qualsiasi strumento che potesse disturbare (vuvuzuelas, trombe, trombette e via dicendo); e bandiere di Paesi che non partecipavano all’Olimpiade.

Anche il rapporto tra sponsor e giocatori ha spesso creato problemi. Si possono immaginare gli sguardi d’imbarazzo dei dirigenti del Bayern Monaco quando nel 2013, presentando il nuovo acquisto Mario Gotze, quest’ultimo arrivò alla conferenza stampa di presentazione sfoggiando una fiammante maglietta della Nike. Inutile dire che lo sponsor tecnico del Bayern è l’Adidas, che è proprietaria anche del 9,4 % delle azioni della squadra tedesca.

Se per Gotze è bastata una tiratina d’orecchie – che a quanto pare non è servita, perché lo si è visto altre volte a eventi ufficiali del Bayern con ai piedi scarpe o calze Nike – molto peggio è andata all’ex-giocatore del Milan Ronaldinho. Nel 2012 lo sponsor ufficiale del giocatore brasiliano era la Coca Cola, grazie alla quale Ronaldinho intascava 600mila euro all’anno. L’accordo tra la società di Atlanta e il giocatore era previsto proprio fino ai mondiali del Brasile.

Purtroppo, quando il brasiliano  firmò per l’Atletico Minerio si presentò in sala stampa circondato da lattine di Pepsi, il principale rivale del suo sponsor. Risultato: contratto rescisso da parte di Coca-Cola.

A volte, però, sono gli stessi giocatori ad andare contro lo sponsor. Quando il Newcastle accetto di mettere sulle maglie il nome dello sponsor Wonga, una società che si dedica a prestare denaro, i giocatori di religione musulmana si rifiutarono d’indossare la maglia del Club: la Shari’a, la legge islamica, infatti impedisce che si tragga profitto prestando denaro. Papiss Cisse, giocatore senegalese del club inglese, fu addirittura messo fuori squadra per insistere nel suo rifiuto, anche perché i dirigenti  non potevano rinunciare agli 8 milioni di sterline di sponsorizzazione. La controversia fu risolta quando il Newcastle chiese a un Imamdi parlare con il giocatore per convincerlo a indossare la maglia che portava la scritta dello sponsor della discordia, spiegandogli che facendolo non avrebbe infranto la legge islamica.

Divieti e interessi sportivi possono sembrare strani, ma hanno una propria logica, per lo meno a livello di marketing, ma nello sport spesso divieti e censure possono essere più ridicoli quando vengono imposti che quando potrebbero essere lasciati correre.

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