Jorge Mendes

Jorge Mendes: Potentissimo Procuratore Nemico Di Platini

La prima battaglia è ancora in corso. Presto potrebbe iniziarne una nuova. Michel Platini è convinto che la propria opera riformatrice non possa esaurirsi con l’introduzione del “Fair play finanziario” ed è destinato a mettere nel mirino entro pochi mesi anche un tema che compare non troppo spesso sui giornali. E che, nonostante questo, è centrale negli equilibri di molti movimenti calcistici.

Jorge Mendes

Parliamo di quella che in inglese è definita “TPO” (third-party ownership), ovvero la possibilità da parte di terzi di acquisire diritti sul contratto di un giocatore. Che non diviene più di dominio esclusivo del calciatore e della società che ne acquista il cartellino, ma anche di un agente, di un’agenzia o di un fondo. Un rapporto sempre più diffuso, sul quale è bene interrogarsi.

JORGE MENDES, IL NUOVO NEMICO – Un vero reportage d’alta scuola giornalistica uscito qualche settimana fa sul britannico “The Guardian” ha squarciato il velo su Jorge Mendes, uno dei procuratori più celebri del momento. L’agente di Cristiano Ronaldo e José Mourinho, ma anche l’uomo che nell’ultima estate ha spostato giocatori del calibro di Angel di Maria e Diego Costa. La dettagliata inchiesta del quotidiano, ha per la prima volta messo in relazione l’agente non soltanto con l’escalation dei suoi affari nel mondo del calcio. Ma anche con alcuni fondi con base in paradisi fiscali come Gibilterra o Jersey. Il concetto sostenuto dall’articolo è chiaro. Mendes, in collaborazione con l’ex direttore esecutivo di Manchester United e Chelsea Peter Kenyon (ora a capo di una società denominata Opto), fungerebbe da “advisor” per gli investitori dei fondi in questione.

Che, grazie a queste consulenze di spicco, possono acquistare partecipazioni nei cartellini di giocatori il cui valore è destinato ad aumentare o a fruttare al momento della cessione. Un comportamento che va ben oltre il conflitto di interessi proibito dal codice Fifa in materia di agenti, per il semplice fatto che, alla fine, molti dei giocatori che vengono acquistati sono gestiti dallo stesso Mendes. Un problema non da poco.

DA UN LOCALE NOTTURNO A FALCAO – L’ultimo colpo in ordine di tempo che ha gestito è stato quello dell’onerosissimo passaggio dal Monaco al Manchester United e che ha riguardato l’attaccante colombiano. Ma tutto era partito sul finire degli anni 90, quando Jorge Mendes gestiva un locale notturno a Oporto. La svolta fu nel 1997, quando il portoghese riuscì a convincere il presidente del Deportivo La Coruna ad acquistare il suo amico portiere Nuno Espirito Santo. Già, proprio il nuovo allenatore del Valencia, guarda caso appena acquistato dall’affarista di Singapore Peter Lim. Un uomo che è entrato in affari con Mendes un po’ come era accaduto un anno fa alla proprietà del Monaco, quella a cui il portoghese aveva portato i vari Ricardo Carvalho, James Rodriguez, Joao Moutinho e Falcao. Esattamente come in precedenza l’agente lusitano aveva fatto affari con il Chelsea (guarda caso diretto da Kenyon) e poi con il Real Madrid (da Cristiano Ronaldo a Mourinho, passando per Pepe e Carvalho). Il personaggio è interessante, anche perché secondo il “Guardian” avrebbe condotto il 68% delle operazioni delle tre grandi portoghesi (Benfica, Porto e Sporting Lisbona) dal 2001 al 2010 (si parla di circa 500 milioni di euro).

Il nuovo presidente dello Sporting Lisbona, Bruno de Carvalho, ha condannato l’operato dei fondi definendoli dei “mostri”. Quello del Vitoria Guimaraes, Emilio Macedo, ha definito Mendes una sorta di eroe popolare per i soldi che porta al proprio Paese. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. In un calcio privo di grandi risorse economiche, figure come quella di Mendes (specchietto per le allodole di fondi d’investimento), possono permettere a piccole società di non indebitarsi per acquistare dei giocatori. Ma, tutto ciò, può avere enormi ripercussioni sul piano dell’etica. E, questa, è la sfida che intende intraprendere Platini.

LA UEFA PASSA AL CONTRATTACCO – Nei giorni scorsi, il segretario Uefa Gianni Infantino, ha parlato con il “Guardian” di una reazione ormai imminente, con il timore che queste realtà possano intaccare l’integrità del movimento e facilitare fenomeni come il calcioscommesse. “Questo tipo di contratti l’integrità delle competizioni sportive – ha dichiarato– e danneggia la stabilità contrattuale, le relazioni di fiducia che dovrebbero esistere tra un club e il giocatore che viene impiegato. Crea un conflitto d’interessi, significa anche che i giocatori hanno meno potere per gestire il progresso per le rispettive carriere. E obbliga i club a sottostare a un circolo vizioso di debiti e dipendenza. In sostanza, danneggia l’immagine stessa del calcio. Se la Fifa non affronterà il problema, ci penserà la Uefa”. Sepp Blatter era uscito allo scoperto nel 2007, all’indomani del caso Tevez. Ma oltre qualche sparata non vi è stata nessuna mossa concreta. Pertanto, la Uefa sta pensando di agire autonomamente e ha al vaglio nuove norme da introdurre a partire dalla prossima stagione sportiva. Come accaduto per il fair play finanziario, sarà concesso un periodo di transizione che permetterà ai club di adattarsi alle nuove regole, ma l’obiettivo resterà quello di eliminare definitivamente i contratti con terze parti per i club che parteciperanno a Champions ed Europa League. In Francia e in Inghilterra, i fondi sono vietati. Nell’Est europeo, in Spagna e, ovviamente, in Portogallo proliferano. Riuscirà Platini a sconfiggere anche questo nemico?

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