Calciomercato: La Strategia Della Juventus Per Non Vendere Pogba

Ok, ormai è assodato. La Juventus avrebbe tutte le intenzioni di trattenere Paul Pogba anche a fronte – ha spiegato l’ad Beppe Marotta – di offerte di un certo rilievo: «Perché noi, per il nostro Dna, i giocatori forti li vogliamo comprare, non cedere… E se anche ci mettessero sul piatto 100 milioni di euro, non traballeremmo».

pogba

Ma altresì, la Juventus non è nelle condizioni di pareggiare le offerte d’ingaggio che i vari competitor possono invece avanzare a Pogba per allettarlo. Ancora Marotta: «A livello di stipendio, diventa difficile per lui rifiutare e per noi accontentarlo». Abbiamo del resto illustrato e documentato, nei giorni scorsi, il divario di tetti salariali che intercorre tra il club bianconero e le big europee: dal Real Madrid al Barcellona (con i loro picchi di 20 milioni di ingaggio annui versati nei conti in banca di Cristiano Ronaldo e Lionel Messi) passando per Manchester City, Chelsea e Paris Saint Germain (che possono comunque permettersi di sborsare oltre 10 milioni di euro ai vari Yaya Touré, Fabregas, Ibrahimovic…). In casa Juve, invece, non si può varcare quota 5 milioni.

IL GAP – Fin qui, infatti, siamo alla fotografia della situazione. Il punto, però, risiede nel perché la situazione sia questa: e in questo caso subentrano le differenze di bilancio. E torna utile, anche in questo senso, una frase pronunciata dallo stesso Marotta pochi giorni fa, a margine della premiazione a Firenze con annesso inserimento nella Hall of fame del calcio italiano: «Negli ultimi 20 anni la Serie A è cambiata. Le stelle non vengono più in italia, non riusciamo a competere con i grandi club a livello non solo di fatturati. Si fa fatica, il gap è sotto gli occhi di tutti perché non riusciamo a valorizzare due risorse. Migliorare sul commerciale e sugli stadi, da noi obsoleti».

LA CLASSIFICA – Ed eccolo qua, allora, il busillis: il binomio stadi e commerciale. Due questioni nodali legate non soltanto alla gestione di un singolo club, bensì a quello dell’intero movimento calcistico nazionale del quale fa parte. I dati proposti nell’infografica in alto sono emblematici. Così come diventano emblematici un’analisi e un confronto dei punti salienti dell’ultimo bilancio (2013-2014) della Juventus e di Real Madrid, Bayern Monaco, Manchester United, Manchester City e del Barcellona. Vale a dire, 5 delle prime sei società europee nella classifica dei fatturati (al 5° posto c’è il Psg, ma non ha depositato il proprio “budget”). Per la cronaca, la Juventus figura al 10° posto di questa specifica graduatoria, unica italiana nella top ten. Ebbene, impossibile non notare che mentre i parametri legati ai proventi bianconeri da diritti televisivi e media sono in linea con la concorrenza straniera (in taluni casi persino superiori); i “ricavi commerciali” e i “ricavi da stadio” bianconeri – quelli appunto tirati in ballo da Marotta – risultano nettamente inferiori.

CONTROTENDENZA – E pensare che per ciò che riguarda lo stadio (40 milioni contro 100 e passa), la Juventus rappresenta un fenomeno positivo in assoluta controtendenza rispetto agli altri club italiani: grazie all’effetto-Stadium (unico impianto di proprietà nei confini nostrani) può infatti inanellare una lunga serie di soldout. Quanto al discorso dei proventi commerciali, le difficoltà restano evidenti. Il Bayern Monaco (222 milioni) incassa da merchandising, sponsor e licenze quattro volte tanto rispetto alla Vecchia Signora. Pure il Manchester United – che pure è alle prese con un periodo per nulla tra i più floridi della sua pluricentenaria storia al top, vanta introiti in questo senso tre volte superiori rispetto a quelli bianconeri. E’ questione di appeal internazionale, di bacino d’utenza, di diversa cultura sportiva nell’ambito di appartenenza (la Premier League). Un dato esemplare. Bianconeri e Red Devils hanno da poco stipulato un nuovo contratto di sponsorizzazione con l’Adidas: i primi riceveranno 139 milioni in 6 anni, i secondi 940 milioni in 10 anni. E’ naturale, insomma, che vi siano diverse «bocche di fuoco» (così il presidente Andrea Agnelli definisce il budget da destinare annualmente all’acquisto di giocatori) e diversi limiti salariali.

STRATEGIA – Nelle stanze del club di Corso galileo ferraris, comunque, si sta lavorando per proseguire nel trend virtuoso avviato con l’insediamento di Agnelli alla guida del club (i ricavi da stadio sono passati da 16 a 40 milioni, i ricavi commerciali da 45 a 60 milioni). Il prossimo obiettivo è innanzitutto quello di ripianare definitivamente il passivo. E poi di continuare a far aumentare (anche grazie ad operazioni all’estero: vedere tournèe in America e Asia per credere) i ricavi commerciali fino a quando grazie a questi sarà possibile espletare tutti i costi operativi, potendo così destinare al mercato gli incassi della Champions League (il cosiddetto market pool). E trattenere i suoi Pogba…

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