Che Fine Ha Fatto Taribo West? Ecco La Sua Incredibile Storia

Babangida, Babayaro, Ikpeba, Kanu, Okocha e Oliseh sono solo alcuni degli interpreti che hanno partecipato alla vittoriosa cavalcata della selezione Under-23 della Nigeria alle Olimpiadi del 1996. Tra i tanti giovani sfornati dalla nidiata delle Super Eagles spicca anche un giovane difensore dal fisico statuario, roccioso e rude: Taribo West.

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I tifosi di Inter e Milan se lo ricorderanno più per i suoi codini colorati e per gli interventi sempre al limite del regolamento (chiedere all’ex Fiorentina Andrei Kanchelskis per conferma) che per lucidità e senso della posizione, ma il timore che incuteva negli avversari (preoccupati per la loro incolumità fisica) lo hanno reso un personaggio amato dai supporters nerazzurri prima, e rossoneri poi.

LA CARRIERA – I francesi dell’Auxerre lo salvano dalla povertà estrema vissuta in Nigeria, era infatti incaricato di andare a pesca e portare il cibo per tutta la famiglia, all’età di 19 anni. Con i biancoazzurri vive quattro stagioni ad alto livello conquistando una Ligue 1 e due Coppe di Francia, che gli valgono la convocazione ai Giochi Olimpici americani e, appunto, la medaglia d’oro. L’Inter di Moratti se ne innamora e lo acquista per 6 miliardi di lire affidandogli una maglia da titolare al centro della difesa. La prima stagione in maglia nerazzurra è un trionfo che porta alla vittoria della Coppa Uefa contro la Lazio di Eriksson e a sfiorare lo Scudetto contro la Juve di Lippi.

Dopo l’esonero di mister Simoni nel novembre ’98 la titolarità di West inizia ad essere messa in discussione, nonostante ciò conclude la stagione con 24 presenze tra campionato e Champions League. La fine del roccioso nigeriano all’Inter viene segnata dall’approdo di Lippi sulla panchina nerazzurra: il rapporto tra i due è tutt’altro che idilliaco, zero presenze tra agosto e gennaio ed il passaggio sull’altra sponda del Naviglio, al Milan, tra i mugugni dei sostenitori nerazzurri. In maglia rossonera West vive giorni tristi: nonostante le buone perfomance quando chimato in causa, il suo impiego viene molto limitato dalla presenza di Costacurta e Maldini (che alcuni anni dopo accuserà di essere stato un protetto e un’intoccabile all’interno della società rossonera). Dopo soli sei mesi finisce anche l’avventura in maglia rossonera ed inizia per lui un lungo girovagare per il mondo: Derby Country, Kaiserslautern,  Partizan Belgrado, Al-Arabi, Plymouth, Julius Berger e Paykan Theran.

IL RAPPORTO CON DIO – Nonostante una spiccata cattiveria agonistica, West ha sempre vissuto la sua spiritualità in modo intenso, quasi esasperato. Capitan Zanetti, invitato a cena dal nigeriano ai tempi della militanza interista, fu costretto a pregare per ore prima di sedersi a tavola e mangiare, mentre è celebre il siparietto con Lippi durante un allanemento. “Accorcia su Zamorano!”, al terzo rimprovero la risposta: “Dio mi ha detto di non accorciare“.

Sempre con il tecnico viareggino ebbe un simpatico scambio di battute quando durante il pranzo pre partita rimase chiuso in camera a pregare, e al suo ritorno in sala da pranzo disse con tono solenne: “Dio mi ha detto che oggi devo giocare” sentendosi rispondere dal Mister: “Strano, Dio a me non ha detto niente!“.

MISTERO SULL’ETA’ – Ancora oggi qualcuno nutre dubbi sulla reale età di West: anche se i documenti ufficiali riportano il 26 marzo 1974 come data di nascita, si vocifera che che in realtà sia nato nel 1962. A tal proposito ha parlato il presidente del Partizan Belgrado Zecevic: “Quando arrivò da noi dichiarò di avere 28 anni. Solo più tardi però scoprimmo che ci aveva mentito, e che in realtà ne aveva 40”. Di diverso avviso l’ex medico sociale dell’Inter Piero Volpi, secondo il quale tale teoria non sarebbe possibile, ma la sua nascita potrebbe essere stata registrata con massimo due anni di ritardo.

PRESENTE DA PASTORE – Appese le scarpette al chiodo West ha deciso di dedicare la sua vita agli altri. Durante la permanenza nerazzurra si autoproclama pastore pentecostale fondando nella periferia milanese la congregazione denominata “Shelter in the Storm” (Rifugio nella tempesta). L’impegno nel sociale di Taribo non si ferma alla sola periferia milanese, ma è visibile anche nella sua Nigeria dove ha fondato la Taribo West Foundation, un’associazione benfica per aiutare i bambini, e dove ha fondato una scuola calcio insieme all’amico ex milanista George Weah.

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