Riquelme Si Ritira Dal Calcio Giocato: Trequartista Nel Segno Di Maradona

Juan Roman Riquelme ha detto basta. L’unico giocatore argentino in grado di fregiarsi dell’appellattivo di “El Diez” dopo un certo Diego Armando Maradona ha annunciato il proprio ritiro dal calcio giocato.

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Queste le sue parole all’emittente ESPN:  “E’ chiaro che per continuare a giocare a calcio avrei bisogno di forti motivazioni. Ma dopo aver raggiunto l’obiettivo di chiudere la carriera all’Argentinos  e aver vinto tutto col Boca… Con la maglia del Boca ho realizzato ogni sogno possibile. Per me esiste solo quella maglia. Maradona? Il più grande di sempre”. Dopo l’Argentinos Juniors, la squadra nella quale è iniziata la sua sfavillante carriera prima di diventare un idolo col Boca Juniors, El Mudo non se l’è sentita di trovarsi nella condizione di affrontare di nuovo proprio la formazione di Buenos Aires da avversario, ma nemmeno la proposta arrivata nelle scorse settimane dai paraguaiani del Cerro Porteno lo ha stuzzicato e così i veri appassionati di questo sport perdono un altro di quei protagonisti per cui vale la pena pagare il prezzo del biglietto.

SULLE ORME DI MARADONA – Abbiamo scelto una foto non casuale per celebrare il talento immenso di uno dei più grandi giocatori sudamericani di sempre, il calcio di punizione dello scorso 30 marzo 2014 con cui Riquelme fissava momentaneamente il punteggio sull’1-1 del Superclasico contro il River Plate nel mitico scenario della Bombonera. Un gesto sublime, quasi naturale nell’enorme bagaglio tecnico di uno di quei trequartisti che il calcio moderno sta vedendo scomparire inesorabilmente, tra agonismo esasperato, tatticismi all’ennesima potenza e falsi attaccanti che si sprecano.In Argentina e non solo non sarà più come prima, perchè giocatori sono stati in grado come Riquelme di diventare un simbolo non solo di un’intera tifoseria, ma di un modo di concepire il calcio. Come Maradona è stato simbolo di riscatto sociale, lui il più giovane di undici figli in una famiglia poverissima di San Fernando, nato (guarda un po’ il destino) il 24 giugno del 1978, un giorno prima che Kempes e compagni regalassero ad un Paese devastato dalla dittatura feroce di Videla portassero a casa il primo titolo mondiale.

UNA SPAGNA DAI DUE VOLTI – La trafila nell’Argentinos Juniors, poi il passaggio al Boca nel 1995 per 800.000 dollari e una prima entusiasmante avventura dal 1996 al 2002 in cui arrivano anche 2 Copas Libertadores e una Coppa Intercontinentale. L’estate successiva è quella dello sbarco in Europa, proprio in quel Barcellona dove iniziò la leggenda dell’idolo di sempre Maradona; ma il rapporto con van Gaal, tecnico da sempre abituato a inquadrare le sue stelle in un contesto tattico più rigido che mai, non decolla e così al Camp Nou saranno poche le prodezze che rimarranno negli occhi dei tifosi blaugrana. Meglio cambiare aria e cercare maggiore considerazione altrove: sulla propria strada, El Mudo inconterà l’ingegnere Pellegrini, l’uomo che lo fa diventare il simobolo del miracolo Villarreal, capace prima di raggiungere il suo miglior piazzamento di sempre in Liga (il 3° posto nel 2004/2005) e poi di raggiungere la semifinale di Champions League nella stagione successiva. L’occasione di una vita, la finale di Parigi contro il Barcellona è ad un passo ma proprio Riquelme, nel finale del match di ritorno con l’Arsenal al Madrigal, si fa parare da Lehmann il rigore che avrebbe consegnato alla leggenda il Sottomarino Giallo. Si rompe qualcosa, l’argentino non sarà più lo stesso e nel 2007 si consuma lo strappo che lo riporta a casa.

RIMPIANTO MONDIALE – Di nuovo Boca, di nuovo magie e di nuovi successi in serie: 2 Tornei di Apertura, un’altra Libertadores, una Recopa Sudamericana e una Copa Argentina. Poi un altro ritorno a casa nell’estate dello scorso, in quell’Argentinos Juniors con cui tutto era cominciato e con cui (guarda ancora il destino) trova la prima rete ufficiale proprio contro gli Xeneizes. Fino al giorno del ritiro a 36 anni, quando gli stimoli e la voglia sono venuti meno. Rimpianti zero, come sempre. Nonostante un percorso che poteva essere ancora più grandioso forse con un carattere diverso e con un trionfo, quella Coppa del Mondo che l’altro Diez sollevò al cielo di Città del Messico e che Riquelme non ha nemmeno sfiorato, anche a causa di un rapporto spesso tormentato con i ct che si sono avvicendati alla guida della Selecciòn.  Quell’eliminazione nel 2006 ai rigori nei quarti di finale, al cospetto della Germania, una ferita mai rimarginata; come la sconfitta contro l’odiato Brasile nei quarti deella Copa America 1999 e la debacle nella finale del 2007. Ma un Mondiale Under 20, un Torneo di Tolone e le Olimpiadi di Pechino del 2008 vinti da protagonisti non si possono scordare, come la classe immensa che ha contraddistinto una carriera tutt’altro che banale. Hasta luego, Mudo! E’ stato bello…

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