Europa League: Ecco Tutte Le Rimonte Interiste in Europa

Tante le rimonte dell’Inter nella vecchia Coppa UEFA che spingono i nerazzurri a crederci anche contro il Wolfsburg: dall’Aston Villa allo Strasburgo.

inter wolfsburg

Serve l’impresa, lo si dice e lo si scrive da giorni, la gara della vita, il match perfetto. Per buttare fuori il Wolfsburgci vuole la grande rimonta come nella storia nerazzurra è capitata altre due volte. Ai tempi (1990 e 1997) si chiamava Coppa Uefa e si giocava di mercoledì.

Era l’ Inter del Trap e di Simoni, piene di campioni che oggi Mancini non ha e che, non a caso, a fine stagione avrebbero poi anche alzato al cielo il trofeo. Domani sera con i tedeschi basta anche un 2-0, ma sulla carta l’impresa è più difficile. Non tanto per la forza dei Lupi di Germania, quanto per l’incostanza e la pazzia della squadra di Mancini. Riviviamo le due gare che sono entrate di diritto nella storia nerazzurra.

INTER-ASTON VILLA 3-0 (RITORNO SEDICESIMI COPPA UEFA 1990-91)

Era il 7 novembre 1990 quando San Siro rispose alla grande all’appello di Trapattoni e già da qualche giorno in circolazione non c’era più nemmeno un biglietto. Due settimane prima al Villa Park di Birminghan la sua Inter era uscita dal campo con le ossa rotte, battuta 2-0 dall’Aston Villa nell’andata dei sedicesimi. Ci vuole la grande rimonta, ci vuole una partita da raccontare a figli e nipotini, ci vogliono 80 mila spettatori che facciano tremare le gambe agli inglesi.

Lo scheletro dell’Inter che quella sera mette piede a San Siro è lo stesso dello scudetto del 1989: in porta c’è sempre Walter Zenga, il miglior portiere del mondo; davanti a lui lo zio Bergomi, Ferri, Battistini e Brehme; la spinta a centrocampo la danno l’idolo dei tifosi, Berti, Bianchi, Pizzi e il fenomenale Matthaus; le due punte chiamate a scardinare la retroguardia dei Villans sono Serena, bomber dell’ultimo scudetto, e Klinsmann, fresco campione del mondo con la Germania.

Il Meazza è una bolgia, i tifosi sono una spinta costante e mai come in questo caso il 12° uomo in campo nel vero senso della parola. Bisogna fare tre goal senza subirne e dopo 4′ Klinsmann, cadendo, segna la rete della speranza. Ne servono altre due, Platt e compagni sono alle corde, ma resistono e vanno al riposo sotto di un solo goal. Il Trap si fa sentire e tocca le corde giuste. Nella ripresa i nerazzurri aumentano pressing e aggressività, gli inglesi provano a resistere ma capitolano al 62′, quando Berti sul secondo palo calcia di controbalzo e non lascia scampo a Spink. E’ il 2-0 che riequilibra il match d’andata.

La rete di Nicolino è come un jab sinistro di Mike Tyson e l’inerzia della gara è ora tutta dalla parte nerazzurra. Manca un goal per completare l’impresa e lo segna chi meno te lo aspetti: Alessandro Bianchi, uno che sfornava assist come pasticcini ma che in zona goal non è mai stato un cecchino (13 le reti complessive in 236 gare in nerazzurro). E’ il 74′ quando il tornante incrocia di destro al volo un cross di Pizzi e batte ancora una volta Spink. E’ l’apoteosi. L’Inter va avanti e alla fine vincerà la manifestazione, il canto del cigno dell’Inter dei record di Trapattoni.

INTER-STRASBURGO 3-0 (RITORNO OTTAVI COPPA UEFA 1997-98)

Sette anni dopo è rimasto solo lo zio Bergomi della squadra capace di rimontare l’Aston Villa ed entrare nella storia. Il 7 dicembre 1997 gli uomini di Simoni sono chiamati a rimontare l’imprevisto 0-2 subito in casa dello Strasburgo. Un’Inter troppo brutta per essere vera, ma allo stesso tempo nettamente superiore alla squadra francese: Pagliuca, Bergomi, Simeone, Zanetti, Djorkaeff e Ronaldo sono campioni che il piccolo Strasburgo può solo permettersi di vedere in televisione. Servono comunque tre goal, senza prenderne, mai facile a livello europeo.

E la notte di San Siro non parte con il piede giusto come 7 anni prima: Djorkaeff si procura un rigore al 13′ che Ronaldo, il Fenomeno, si fa parare dallo sconosciuto Vencel (con l’aiuto del palo). E’ proprio il brasiliano poco prima della mezzora a sbloccare la gara con un diagonale da fuori area. Il portiere transalpino fa i miracoli, il muro dello Strasburgo scricchiola senza crollare, fino al 49′ quando Zanetti segna con un tiro da fuori uno dei pochi goal della sua mitica carriera in nerazzurro.

Francesi alle corde e affondati dall’anima della squadra di Simoni, Simeone, che al 73′ si incunea in area e segna la rete che fa venire giù San Siro e regala la qualificazioni ai quarti. Un’altra impresa, sicuramente meno complicata di quella del 1990, ma dalle firme autorevoli. Come allora, l’Inter arriverà.

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