Champions League: Le Ultimissime Su Real Madrid – Juventus

La Juventus è chiamata a difendere il 2-1 dell’andata nello stadio del Real Madrid: in palio la finale di Champions League. Con un ex che scalpita per affondare la sua ex squadra: Alvaro Morata.

PROBABILI FORMAZIONI
CASILLAS

CARVAJAL – PEPE – RAMOS – MARCELO

ISCO – KROOS – J. RODRIGUEZ

BALE – BENZEMA – RONALDO

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TEVEZ – MORATA

VIDAL

POGBA – PIRLO – MARCHISIO

EVRA – CHIELLINI – BONUCCI – LICHTSTEINER

BUFFON

Match della vita per la Juventus di Allegri, che al Santiago Bernabeu proverà a difendere il 2-1 maturato allo Stadium. Il Real Madrid padrone di casa proverà a centrare l’ennesima finale di Champions League, ma la Vecchia Signora insegue il sogno di Berlino.

Carlo Ancelotti deve fare i conti con una squadra acciaccata in diversi settori: il dubbio più grande risiede a centrocampo, dove il tecnico italiano deciderà solo all’ultimo se impiegare ancora Ramos come mediano oppure puntare totalmente sulla tecnica dei vari James Rodriguez, Isco e Kroos.

Il tedesco sembra potercela fare e dovrebbe partire dal primo minuto davanti alla difesa, con l’arretramento del difensore spagnolo nei due centrali. Regolarmente in campo Pepe, con Carvajal e Marcelo sugli esterni. Davanti Benzema è ristabilito, ma non è al meglio della condizione dopo un mese di stop: il francese si è comunque allenato regolarmente e potrebbe soffiare il posto a Hernandez nel tridente con Bale e Ronaldo.

Massimiliano Allegri deve invece decidere se puntare su Paul Pogba dal primo minuto: il francese non ha ancora i 90 minuti sulle gambe, ma ha già mostrato segnali positivi contro il Cagliari. Completano il reparto Pirlo e Marchisio, con lo spostamento di Vidal alle spalle delle punte.

Morata nettamente in vantaggio su Llorente per una maglia da titolare accanto al bomber Tevez. Difesa confermata in blocco con Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini ed Evra a protezione della porta di Buffon.

E anche oggi il divertente ma emozionante pronostico/simulazione dei nostri amici di Gameplay Supermarket:

ALVARO MORATA – Alvaro Morata è il ‘piccolo grande’ doppio ex del Bernabeu, potenzialmente un giorno (da qui all’estate 2017), anche triplo. Dalla Spagna, dal Real alla Juventus: per l’attaccante madrileno un percorso meno semplice di ciò che possa apparire.

Superbomber con le giovanili delle Furie Rosse, attaccante nato “con il goal nel sangue” è sempre stato appunto considerato fondamentalmente un uomo d’area. Alla spagnola, ovviamente, in quel post 2010 che ha segnato e sublimato l’atteso grande ciclo del calcio sul breve tipicamente iberico. Ovvero un centravanti ottimo colpitore come da tradizione, ma “naturalmente” centrale: in realtà sono queste le descrizioni che possono ingannare, per chi legge e vive il calcio con concetti più strettamente italiani.

Perché Morata è sempre stato un atipico, seppure per centimetri, movenze e capacità di attaccare l’ultima linea avversaria è (giustamente) stato accostato a più riprese ai predecessori del mestiere Fernando Morientes e Fernando Torres. Le raffiche di goal nelle grandi competizioni “under” e la media superiore al goal ogni due partite acquisita nel Real Castilla B gli consegnavano virtualmente il pesante futuro numero 9 del Real Madrid.

Poi è arrivato l’appuntamento con il calcio vero, è arrivato Mourinho (decisivo se è vero che lo Special One ancora oggi reclama il fatto di essere lui l’uomo del lancio di Morata, fatto esordire dal primo minuto nella Liga proprio in un “clasico”), quindi è arrivato Paratici che lo faceva seguire passo per passo anche negli allenamenti, e dunque Massimiliano Allegri che lo ha forgiato per la Serie A.

A Torino si ritiene che i lavori (tecnici ma soprattutto tattici) siano ancora in corso d’opera. 27 presenze, 7 reti ben distribuite tra testa, destro e sinistro, la crescita nell’intesa con Tevez (che si dice gli preferisse di gran lunga Llorente nel non semplice inizio di stagione del ragazzino cresciuto come Raul nel settore giovanile dell’Atletico Madrid).

Ma soprattutto per Morata sono arrivate progressivamente le prestazioni, frutto del lavoro, dell’integrazione e dell’intuizione di Allegri di preparare il numero 9 bianconero a ciò che sono le difese italiane: come gestire i corpo a corpo dai quali non c’è modo di scappare, come restare dentro la partita limando le interpretazioni a intermittenza tipiche di chi arriva da squadre dedite con i suoi avanti alla sola fase di possesso offensivo.

Questi sono una parte degli ingredienti della miscela che hanno messo in mostra un nuovo Morata, certamente diverso anche nella testa da quello del Real gestione Ancelotti. L’atteggiamento fa molto, ma anche di certo il fatto di aver riportato Morata nel centro geografico delle operazioni d’attacco: nella Juventus Morata svaria ma non è passivo se il gioco non passa da quella parte, va allo stacco aereo anche quando non è votato al gol (52,4% di duelli vinti in stagione non sono pochi per un calciatore a cui veniva additato uno specifico limite in questo fondamentale, parola anche di papà Morata).

C’è molto di psicologico in questo, e allora il merito è anche di Morata oltre che la cura atletica negli allenamenti propria della Serie A: 50 giorni out per una lesione al ginocchio al secondo giorno di allenamenti a Vinovo, la coppia Tevez-Llorente che sembrava inattaccabile e ben affiatata, una sola presenza dal primo minuto (a Empoli, con gol) nelle prime nove apparizioni in campionato.

Qualcosa però era nell’aria: Allegri non aveva disistima del giocatore, anzi. Preservarlo oggi si può dire che significasse “lavorarlo” ad hoc per il calcio nostrano, dove l’acerbo che non si chiama Pogba e che gioca nella morsa dei difensori finisce facilmente per essere inghiottito. Anche mediaticamente. La conseguenza è logica e naturale. Tant’è che Allegri, a dimostrazione che il Morata dei 12 goal e 6 assist fin qui in stagione lo vedeva già in tardo autunno, non ne lesina l’utilizzo in Champions League.

La doppia sfida contro l’Olympiacos è la cartina tornasole. Morata fa fatica insieme alla squadra, ma ha colpi anche se non è ancora sciolto. Tendeva a strafare palla al piede anche quando il campo non era aperto. Ma il Morata che si presenta all’appuntamento con la sua storia è un giocatore ancora diverso. Non sono più convinto dei propri mezzi, ma capace di scegliere la giocata migliore nelle diverse zone di campo e nei diversi momenti della partita.

Il ritorno della semifinale di Champions, per come si è configurata l’annata (in costante crescendo individuale) è nel luogo perfetto per la consacrazione. Non è ciò che gli verrà richiesto, ma un attaccante è un attaccante, non un’ala, e buttare dentro quell’unico pallone vagante può diventare istintiva missione di vita. Un po’ come gli è accaduto, dentro un’ottima prestazione globale, in quel di Torino contro l’icona giovanile Casillas e l’amico di sempre Isco.

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