Focus On Breel Embolo: 18enne Talento Nel Mirino Della Juventus

Scopriamo meglio le qualità di Breel Embolo, 18enne attaccante svizzero del Basilea, da tempo nel taccuino della Juventus per la prossima stagione.

embolo juventus

Appannatasi temporaneamente la stella di Xherdan Shaqiri, la Svizzera è già pronta ad appassionarsi ad un altro secondos, l’attaccante di origini camerunensi Breel Donald Embolo, ennesimo figlio di immigrati arrivato a nutrire le fila di una delle nazionali a più alto tasso di meltin’ pot del continente europeo. Con una doverosa precisazione: tutti i giocatori della nazionale elvetica sono cittadini svizzeri a tutti gli effetti, e non frutto di naturalizzazioni di convenienza a fini sportivi. Embolo nuovo golden boy rossocrociato, si diceva. Lo si intuisce fin dai numeri di questo classe 97, giunto alla sua terza stagione da professionista a dispetto di un’età in cui solitamente i talenti più dotati cominciano a fare la spola tra settore giovanile e prima squadra. Embolo invece ha già un intero campionato da titolare alle spalle con il Basilea, ha già debuttato e segnato sia in Champions League che in nazionale, e ha già chiuso una stagione in doppia cifra tanto a livello di gol quanto di assist.

Quello che però i numeri non dicono è il percorso di crescita di questo giovane predestinato, che a differenza di tanti enfant prodige non ha conosciuto né improvvisi picchi di rendimento alla Depay (ovvero un’annata da 20 reti) né altrettanto repentini cali di tensione alla Fisher, il prospetto dell’Ajax che dopo una stagione di esordio da fuori categoria si è completamente perso nella mediocrità.

Embolo per contro è sempre cresciuto passo dopo passo, partita dopo partita, senza forzature né strappi, ma in linea con un atteggiamento che, a dispetto della predilezione dichiarata dal diretto interessato nei confronti di Mario Balotelli, non potrebbe essere più lontano da quello dell’attuale attaccante del Milan. Pacato, concentrato e sereno.

E’ facile voler bene a Embolo, specialmente quando lo si vede zaino in spalle andare a scuola (come impiegato di commercio, di cui ha conseguito quest’anno l’Attestato Federale) la mattina seguente alla sua prima rete in Champions, realizzata al Ludogorets il 4 novembre 2014. Un’immagine, comparsa su diversi giornali dell’area di Basilea, che poi ha fatto il giro del mondo. E’ facile voler bene a un ragazzo per il quale la massima trasgressione è quella di spacciarsi per…suo fratello gemello mentre gira per la città, in modo da non essere disturbato. “Ma anch’io da ragazzino ho dovuto imparare la disciplina”, ha dichiarato al quotidiano Basler Zeitung.Nella mia prima squadra, il Nordstern di Basilea, l’allenatore mi mise in panchina per tre settimane consecutive, quindi prese carta e penna e scrisse una lettera a mia madre. Un ultimatum: o mi mettevo in riga o ero fuori. Sono tuttora grato a quella persona per avermi dato un’altra chance”.

Quella nel calcio vero è arrivata invece da Murat Yakin, che l’ha gettato nella mischia per la prima volta il 13 marzo 2014 in Europa League, al St. Jakob Park contro il Red Bull Salisburgo. Difficile del resto ignorare un ragazzo che nella stagione precedente con l’under 16 del Basilea aveva vinto campionato, coppa e il premio “Rookie of the Year” della società renana, frutto di una superiorità manifesta nei confronti dei pari età ben rappresentata da un bottino 24 gol e 13 assist. Tre giorni dopo il debutto in Europa è arrivato anche l’esordio anche nella Super League svizzera, con Embolo che ha impiegato solo 4 minuti per segnare la sua prima rete da professionista. La carta d’identità segnava 17 anni, 1 mese e 2 giorni.

“Nella mia prima squadra, il Nordstern di Basilea, l’allenatore mi mise in panchina per tre settimane consecutive, quindi prese carta e penna e scrisse una lettera a mia madre. Un ultimatum: o mi mettevo in riga, o ero fuori. Sono tuttora grato a quella persona per avermi dato un’altra chance”

Embolo è nato il 14 febbraio 1997 a Yaoundé, Camerun, e si è trasferito in Svizzera con la madre e il fratello Boris all’età di sei anni. Il passaporto elvetico gli è però stato concesso solo nel dicembre 2014, e ha posto fine a una serie di speculazioni relative alla scelta della nazionale. “Sono un ragazzo di Basilea”, ha sempre dichiarato il giocatore, “sono cresciuto qui e ho sempre giocato qui”. Sottinteso: è quella della Svizzera la casacca che sono destinato ad indossare. Il Camerun però ci ha provato lo stesso, anche per ragioni politiche, come spiegato al Giornale del Popolo dal giornalista Jean Claude Mbede. “Prima del suo gol al Ludogorets in Champions nessuno in Camerun conosceva Embolo, nemmeno la stampa. Ma il suo exploit è arrivato dritto fino al palazzo presidenziale, dove il capo di stato (dal 1982, nda) Paul Biya è di etnia Bulu, mentre Breel è al contempo Eton e Ewondo. Le tre tribù fanno parte della stessa famiglia, Beti. Il potere spesso tocca queste corde quando vuole ottenere qualcosa, ed Embolo sarebbe stato un testimonial straordinario. Ma la famiglia di Breel non ha la memoria corta, anzi, e si è ricordata diversi esempi di giovani calciatori formati in Europa, a cui la federazione camerunense aveva promesso di professionalizzare il calcio in Camerun, senza però mai averlo fatto davvero”.

Risolti i problemi burocratici, Vlado Petkovic non ha esitato a inserire il talento del Basilea tra i ranghi dei rossocrociati. Tre finora le tappe da segnalare: il debutto contro gli Stati Uniti il 31 marzo 2015, la prima rete (realizzata su rigore a San Marino il 9 ottobre) e la prima partita da mvp, il 5 settembre contro la Slovenia, quando un suo colpo di tacco ha mandato in rete Drmic dando il via alla rimonta degli uomini di Petkovic che, sotto di due reti, avrebbero poi vinto il match 3-2.

Non è stato il primo colpo d’autore nella carriera di Embolo, ma contesto e posta in palio (ci si giocava il secondo posto del girone, e quindi l’accesso diretto a Euro 2016) lo collocano nelle prime posizioni.

E’ noto come Embolo sia da tempo uno dei principali obiettivi della Juventus. La scorsa stagione, agli ordini di Paulo Sousa, è stata quella della conferma di tutte le sue qualità, dal fiuto del gol (17 le reti, 10 delle quali in campionato) alla capacità di giocare per la squadra (12 gli assist) fino alla duttilità tattica. Con Paulo Sousa ha giocato punta centrale in sostituzione di Marco Streller (quest’anno il ruolo è coperto dall’austriaco Janko), ala destra nel 3-4-3 o anche centrocampista offensivo alle spalle degli attaccanti in un 3-4-1-2.

Se il suo allenatore nelle giovanili, l’ex nazionale svizzero Raphael Wicky, lo ha paragonato a Pogba per fisico e capacità di interpretare più ruoli, Pierluigi Tami (ct della Svizzera Under 21) ha sottolineato come “far giocare Embolo qualche metro più indietro rispetto alla linea degli attaccanti gli permette di entrare più nel vivo della manovra, ma attenzione però a non limitare troppo il suo raggio d’azione, perché lui è un giocatore che il gol lo sente parecchio”. Giovane ma già fondamentale nei meccanismi tattici del club. Basta vedere quanto accaduto lo scorso anno in Coppa di Svizzera, dove Embolo ha lasciato il segno in tutte le partite disputate, dal primo turno alla semifinale: gol e assist contro il CS Italien, tripletta al Winterthur, rete al Wohlen, gol e due assist contro il Münsingen, due assist contro il San Gallo. E la finale? Era assente per un impegno con la nazionale svizzera. Risultato? Basilea 0 Sion 3.

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